Silvia Pognante

read05In breve.

Docente di Italiano in una scuola secondaria di I grado della Provincia di Siena.

Piemontese di nascita, cittadina del mondo per vocazione, insegnante per scelta, orgogliosamente I.W.T.

Qualcosina in più. Ma non tutto.

Sfatiamo subito un mito: da piccina non sognavo di diventare un’insegnante. La mia strada doveva essere quella della Storia, delle storie, dei musei, dell’archeologia e della storia dell’arte. Ci credo: con un padre geometra, artista e scrittore, che altro avrei potuto immaginare per me?

Infatti, dopo la scuola media, era scontato che frequentassi un Istituto Tecnico per Geometri. Vi confesso che il diploma l’ho portato a casa con una fatica non indifferente visto il mio approccio “alternativo/creativo” nei confronti di numeri e cifre. Presone atto, all’indomani della maturità, già avevo in tasca un biglietto del treno per Pisa. Lì ho finalmente potuto dedicarmi alla costruzione di un piccolo grande sogno: il vivere respirando la storia dell’arte.

Negli anni che mi hanno portata prima alla laurea poi al dottorato  – conseguito presso l’Università di Udine – ho dato un senso nuovo agli altri progetti della me bambina: ho trascorso giorni, mesi, anni chiusa in diversi archivi alla ricerca di parole, voci e storie per ricostruire un importante tassello della storia d’Italia,  quello della nascita del concetto di “monumento nazionale” nel primo quindicennio post unitario.

Il mio precorso professionale ha poi subito un’ulteriore definizione quando ho compreso che le storie di cui avrei voluto occuparmi erano storie vive, storie a cui non avrei dovuto dare io voce, ma che avrei potuto aiutare a esprimersi.

Storie, mondi, opere d’arte, parole lette e scritte, ricerca e possibilità di imparare ogni giorno: quello che da sempre sognavo di coltivare l’ho trovato nella scuola.

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