Incontrare Primo Levi a ottobre: un esempio di letteratura integrata nella secondaria di I grado

Nella progressione annuale dei contenuti della classe terza della secondaria di I grado, Primo Levi arriva di solito a fine anno. Si studia il Novecento, si arriva alla Seconda guerra mondiale e lì, quasi per forza di calendario, compare Se questo è un uomo. Quest’anno ho fatto una scelta diversa: ho incontrato Levi con la mia classe a ottobre, nelle prime settimane di scuola. Non è un azzardo né un’eccezione. È il modo in cui sto provando a lavorare con la letteratura integrata, e vorrei raccontare come.

Che cosa intendo per letteratura integrata

Nella pratica scolastica due prospettive restano spesso separate. Da una parte c’è la lettura per generi e tipologie, che osserva il testo “fuori dal tempo”: che cos’è un racconto, come funziona un narratore, che cosa rende poetica una poesia. Dall’altra c’è la storia letteraria, una successione di autori e correnti da memorizzare, spesso rinviata o affrontata come un blocco a sé. Il risultato è una frattura: testi letti senza tempo da una parte, un tempo raccontato senza testi dall’altra.

La letteratura integrata prova a ricomporre questa frattura. Lo fa senza aggiungere unità, ma innestandosi sui percorsi che la classe svolge già. Il principio che mi guida è semplice: le informazioni biografiche e storiche non precedono la lettura come premessa obbligata, ma entrano quando servono a interpretare un testo. La storia letteraria diventa un punto d’arrivo, qualcosa che gli studenti ricostruiscono a partire da testi che hanno già letto e compreso. È la stessa direzione delle Nuove Indicazioni Nazionali, che chiedono pochi testi scelti con cura e un accesso profondo ai nuclei della disciplina, evitando il «feticcio dell’infarinatura».

Ed è qui che nella mia classe è entrato Primo Levi.

Perché Levi subito: la poesia civile

In Un’altra antologia la poesia Se questo è un uomo si trova nell’unità dedicata alla poesia civile. È una poesia che non si limita a raccontare: si rivolge direttamente al lettore e gli chiede qualcosa. Lo chiama in causa, lo responsabilizza.

Incontrare Levi in questo punto del percorso cambia il modo in cui lo si conosce. Prima ancora del testimone della Shoah, i ragazzi incontrano uno scrittore civile: un uomo che ha scelto la parola come forma di responsabilità. Per questo il filo che ho scelto di seguire è proprio questo, la responsabilità della scrittura. Perché si scrive? A chi ci si rivolge? Che cosa si chiede a chi legge?

Lasciare Levi a fine anno, dentro il capitolo sulla guerra, avrebbe significato presentarlo come un tassello della cronologia. Incontrarlo qui, attraverso una poesia, significa partire dal testo e dalla domanda che pone. La biografia arriva subito dopo, quando serve a capire perché quella poesia dice quello che dice.

La prima lezione: biografia e contesto al servizio della poesia

La biografia e il contesto storico sono stati l’oggetto di una prima lezione, associata a quella di Un’altra antologia dedicata alla poesia che interpella. Ho preparato una presentazione che accompagna i ragazzi dall’Italia fascista e dalle leggi razziali del 1938 fino al secondo dopoguerra, alla ricostruzione e al lento lavoro della società italiana sul proprio passato.

Dentro questo quadro abbiamo seguito la vita di Levi. La Torino della sua formazione e la casa in cui ha abitato quasi tutta la vita. La passione per la chimica accanto all’attenzione per la parola precisa. La laurea con l’indicazione “di razza ebraica” sul diploma. La deportazione ad Auschwitz, il ritorno, il bisogno urgente di raccontare, e un’opera che negli anni si allarga a La tregua, Il sistema periodico, La chiave a stella e I sommersi e i salvati.

Queste informazioni non erano fine a se stesse. Servivano a rispondere a una domanda nata dalla poesia: chi è l’uomo che ci parla così, e perché sente di doverlo fare?

Ascoltare la sua voce

Poi ho voluto che i ragazzi sentissero Levi parlare. Ho assegnato per casa quattro interviste facilmente reperibili su YouTube: 

Ogni piccolo gruppo ne ha guardata una, annotando sul quaderno tre cose: le notizie storiche che Levi condivide, le notizie tratte dalla sua biografia e gli elementi che li hanno colpiti. Mi interessava che i ragazzi incontrassero Levi come persona, con la sua voce, i suoi tempi, il suo modo misurato di scegliere le parole. Le interviste coprono più di vent’anni della sua vita. Ascoltarle significa accorgersi che lo stesso uomo parla della stessa esperienza da età e prospettive diverse.

Il lavoro in classe: mettere insieme le voci

In classe il lavoro si è svolto in due tempi. Nei primi venti minuti ho formato gruppi nuovi, ciascuno composto da ragazzi che avevano visto interviste diverse. Ogni gruppo aveva una scheda di partenza.

Prima i ragazzi dovevano collocare le interviste nel tempo e calcolare quanti anni avesse Levi e quali libri avesse già scritto. Poi dovevano mettere insieme le informazioni in una tabella organizzata per momenti della vita, distinguendo ciò che sapevano dalla lezione da ciò che le interviste aggiungevano. Infine ognuno ha condiviso un elemento che lo aveva colpito, e il gruppo ha chiuso con una frase comune: “Secondo noi Primo Levi è… perché…”. 

Parlare del leggere a classe aperta

Nella seconda parte del lavoro, altri venti minuti, la classe si è ricomposta. Al centro c’era una sola domanda, scritta in grande sulla scheda di ciascuno:

Abbiamo incontrato Primo Levi prima come poeta, poi come uomo che racconta la sua vita. Che cosa chiede a noi, oggi, uno come lui?

L’ho scelta perché è ampia e non ha una risposta giusta, ma non permette di rispondere in modo generico. Per affrontarla i ragazzi devono tenere insieme tutto ciò che hanno incontrato: la poesia civile da cui siamo partiti, la biografia e il contesto della prima lezione, la voce di Levi nelle interviste. E devono aggiungere qualcosa di loro, una presa di posizione personale. È la domanda che la poesia stessa pone al lettore, restituita ai ragazzi dopo che hanno conosciuto chi l’ha scritta.

Scrivere prima di parlare. I primi due minuti sono stati di scrittura in silenzio. Ognuno ha annotato sulla scheda una prima risposta, con le proprie parole. È un passaggio che considero irrinunciabile, soprattutto in una classe con alunni non madrelingua: chi ha avuto il tempo di formulare un pensiero per iscritto interviene con più sicurezza. La discussione non resta così nelle mani dei soliti tre o quattro che parlano per primi.

Partire da ciò che il gruppo ha già costruito. Il primo giro di interventi è partito dalle frasi con cui i gruppi avevano chiuso la scheda precedente: “Secondo noi Primo Levi è… perché…”. Ogni gruppo ha letto la sua. È un’apertura sicura, perché tutti hanno qualcosa da dire e non si parte da zero. Mette anche subito in luce le differenze: c’è chi vede in Levi soprattutto il testimone, chi lo scienziato, chi l’uomo che non smette di farsi domande.

Rilanciare la discussione. Nei dieci minuti centrali ho guidato il confronto con alcune domande di rilancio, da usare quando la discussione si ferma o resta in superficie. Non le ho poste tutte né in un ordine fisso: le ho scelte seguendo gli interventi dei ragazzi.

  • Dalla poesia alla vita. La poesia si rivolgeva direttamente a noi lettori: che cosa ci chiedeva? Dopo aver ascoltato Levi, la capite in modo diverso? E perché un testimone sceglie anche la poesia, e non solo il racconto?
  • La voce nel tempo. Le interviste vanno dal 1963 al 1985. Avete notato differenze nel modo in cui Levi parla della sua esperienza a età diverse?
  • Il chimico e lo scrittore. Che cosa ha a che fare la chimica, con il suo bisogno di precisione e di verifica, con il modo di raccontare il lager?
  • Testimoniare. Levi non scrive per vendetta, ma per far capire. Che differenza c’è?
  • Noi, oggi. Perché quello che è accaduto più di ottant’anni fa dovrebbe importare a ragazzi di oggi? Ci sono situazioni del presente in cui ricordare diventa un dovere?

Il rilancio sulla voce nel tempo è quello che mi sta più a cuore dal punto di vista della letteratura integrata. Senza bisogno di una linea del tempo da memorizzare, i ragazzi si accorgono che un autore vive, cambia e torna sulle stesse domande. La biografia smette di essere un elenco di date e diventa un percorso.

Strumenti per discutere. Sulla scheda c’era anche un riquadro di frasi per intervenire: “Secondo me Levi ci chiede di… perché…”, “Sono d’accordo con… perché…”, “Vorrei aggiungere che…”, “Nella poesia, nell’intervista o nella lezione ho trovato che…”. Non sono un modulo da riempire, ma un appoggio. Insegnano che discutere significa motivare, riprendere ciò che ha detto un altro e citare la fonte da cui viene un’idea. Durante la discussione ognuno annotava anche l’intervento di un compagno che lo aveva fatto pensare: un piccolo esercizio di ascolto attivo che rende visibile quanto si impara dagli altri.

Una domanda delicata. Mi aspettavo che qualcuno chiedesse della morte di Levi, e mi ero preparata a rispondere in modo semplice e onesto. Ho riportato poi il discorso al punto in cui lo avevo lasciato nella prima lezione: la sua figura non si riduce al dolore. Levi è stato testimone, scrittore, chimico, intellettuale, e ha scelto di trasformare la memoria in conoscenza.

Chiudere con un pensiero personale. Negli ultimi tre minuti ognuno ha compilato un biglietto d’uscita: “Dopo questo primo incontro, per me Primo Levi è… perché…”. La frase è la stessa che i gruppi avevano scritto insieme, ma ora è al singolare. Questo spostamento mi sembra importante: dalla costruzione condivisa si arriva a una presa di posizione individuale. I biglietti sono anche lo strumento con cui valuto la capacità di riflessione di ciascuno, insieme a una griglia di osservazione con quattro indicatori: l’uso corretto delle informazioni biografiche e storiche, la capacità di collegare fonti diverse, l’espressione di un’opinione motivata, l’ascolto e la ripresa degli interventi altrui.

Credo che il valore di questo lavoro stia nella rete che si costruisce. La poesia, la lezione e le interviste non sono tre argomenti separati: si illuminano a vicenda. La biografia non è un profilo da ripetere, ma uno strumento per capire meglio un testo.

Come continueremo: leggere Levi ad alta voce

Questo è solo il primo incontro. Terminato il percorso sulla poesia civile, continuerò a frequentare Levi con la classe attraverso le sue pagine. Non lo farò, però, con una serie di lezioni una dopo l’altra, come un blocco monografico. I suoi testi torneranno nel corso dell’anno, dentro i percorsi che la classe affronterà, ogni volta per mostrare qualcosa di specifico.

Subito dopo la poesia civile leggeremo alcune poesie da Ad ora incerta. I ragazzi scopriranno che la poesia per Levi non è stata un episodio isolato, ma una voce che lo ha accompagnato per tutta la vita. Saranno anche il ponte verso il percorso di scrittura di poesia civile che l’antologia mette a disposizione. Dopo aver letto e ascoltato chi ha usato la parola per chiamare in causa gli altri, i ragazzi proveranno a farlo a loro volta.

Nel percorso sul memoir torneremo a Levi come narratore di sé. Da Il sistema periodico leggeremo ad alta voce due racconti. In Ferro incontreremo il Levi studente di chimica negli anni delle leggi razziali, l’amicizia con Sandro e le camminate in montagna come scuola di libertà e di concretezza. In Oro lo seguiremo nella scelta partigiana e nell’arresto, il passaggio che lo condurrà alla deportazione. Accanto a questi racconti leggeremo alcune pagine di Se questo è un uomo, per vedere come la stessa urgenza di testimoniare prende la forma della prosa. Qui la biografia già conosciuta acquista spessore narrativo: quello che nella prima lezione era un’informazione diventa esperienza raccontata. E i ragazzi potranno osservare come si racconta la propria vita, che cosa si sceglie di dire e da quale distanza.

Quando lavoreremo sul personal essay, La chiave a stella offrirà uno spunto prezioso, forse in un lavoro a gruppi. Al centro c’è il lavoro, la competenza, la soddisfazione di fare bene le cose. È un tema da cui partire per riflettere su di sé: che cosa so fare, che cosa mi appassiona, che cosa significa per me impegnarmi in qualcosa.

Nel percorso sul testo argomentativo leggeremo infine alcune pagine da I sommersi e i salvati. In questo libro, negli ultimi anni, Levi torna sulle domande più difficili lasciate da Auschwitz: la memoria, la responsabilità, la “zona grigia”. Lo fa ragionando, distinguendo, mettendo alla prova le proprie idee e quelle degli altri. È un modello alto di argomentazione: un pensiero che non semplifica e che proprio per questo convince.

Saranno occasioni per far crescere la classe e per affrontare temi grandi: la dignità, la memoria, il lavoro, l’amicizia, la responsabilità di ciascuno.

È questo, per me, il senso della letteratura integrata. Non si tratta di aggiungere un capitolo di storia letteraria, ma di permettere ai ragazzi di incontrare un autore dentro i testi, al momento giusto, e di lasciare che quell’incontro cresca nel tempo. Racconto, poesia, testimonianza e riflessione si alternano, e ogni testo mostra un volto diverso dello stesso uomo e un modo diverso di usare la scrittura. Levi non resterà confinato a una pagina di fine anno né a un’unità monografica: ci accompagnerà attraverso i generi, e diventerà parte del modo in cui la classe impara a leggere e a scrivere.