Lo zibaldone dell’esploratore. Scrivere prima di scrivere.

Nel momento in cui decidiamo di  scrivere un testo espositivo la scrittura del pezzo è uno degli ultimi passi da compiere. 

Quando in classe, per presentare ai ragazzi il percorso che stavamo per intraprendere, ho esordito in questo modo, ho visto 42 occhi assumere la forma inequivocabile di un punto interrogativo. Era proprio quello che volevo ottenere.

Nelle mie intenzioni la connection della ML del giorno doveva proprio servire a catturare l’attenzione e stimolare la curiosità.

Non stavo, infatti, per insegnare una strategia o per introdurre un nuovo elemento nella routine del laboratorio. Sapevo che teaching point e coinvolgimenti attivi delle lezioni seguenti sarebbero stati particolarmente impegnativi quindi ho creduto indispensabile iniziare con una ML “di senso”.

Ho seguito i consigli di R. Fletcher e J. Portalupi, di G. Heard e di S.B. Collard III e V. Spandelh. Ho svelato in anticipo ai ragazzi il segreto di un buon espositivo: la padronanza dell’argomento da parte dello scrittore. Un uomo di colombo, ma da non dare così tanto per scontato.

Come gli appassionati di pianeti che leggono un testo su Saturno vogliono essere sicuri di essere nelle mani di un esperto di orbite, anni luce e pulviscolo stellare, chi ha l’informatica nel sangue esser certo di trovarsi a “dialogare” con un esperto di Ram e microprocessori. 

I lettori vogliono trovare in un testo espositivo tracce di autorevolezza, granelli di passione e polvere di entusiasmo.

Pianificando un percorso sulla non fiction non possiamo non mettere in conto di far in modo che i nostri studenti tengano a bada l’urgenza di redigere le proprie bozze prima di diventar esperti dell’argomento o di essersi costruiti un’opinione abbastanza chiara.

La scrittura, quindi, dovrebbe essere inizialmente proposta come mezzo e non come fine ultimo. I ragazzi dovrebbero trasformare il proprio taccuino in uno “zibaldone dell’esploratore”. Dovremmo spingerli a fare il punto su quanto giù conoscono, a pianificare e tenere traccia di un percorso di conoscenza, ad annotare e riflettere sulle loro scoperte. Solo quando si sentiranno in grado di confrontarsi con altri esperti della materia saranno davvero in grado di scriverne.

Ma quali tecniche/strategie proporre per aiutarli a raggiungere un obiettivo così alto?

Ne ho raccolte alcune. Mi fa piacere condividerle con voi.

Obiettivo: mettere a fuoco ciò che si conosce o che si è appreso.

Strategie da sperimentare sul taccuino

  • K-W-L   – 3 colonne:  Know – Want Know – Learned
  • Farsi intervistare da un compagno (registrare e incollare un QRCode o trascrivere l’intervista)
  • Tavola dei contenuti.  Quickwrite di 3 minuti: elencare tutto ciò che si sa (sotto forma di lista, brevi periodi, descrizioni sintetiche. Se più alunni affrontano lo stesso argomento o argomenti simili spingiamoli a confrontare le proprie “tavole” a gruppetti per ragionare su approcci diversi all’argomento, sui differenti spunti emerse e sulle conoscenze di ciascuno

Obiettivo: collezionare idee e informazioni

  • Bacheca AAA – esperti cercasi – fuori dalla classe con  l’indicazione degli argomenti che si stanno studiando. “Avete libri che ne parlano? Volete condividere le vostre conoscenze? Stiamo aspettando voi! Dateci delle dritte!” (le fonti vanno registrate sul taccuino)
  • Costruire un proprio indice imitando o scremando l’indice di un libro dedicato proprio a quell’argomento
  • Elencare una serie di domande: quali domande farei a un esperto per saperne di più? (cosa non so e vorrei conoscere dell’argomento?) Utilizzare poi le pagine successive del taccuino per raccogliere le informazioni necessarie a rispondere a ciascuna delle domande (una domanda per pagina)
  • Costruire un glossario
  • S. A. F.  Studia – Annota (semplici info)  e per 10 minuti datti al Freewrite scrivendo di getto tutto quello che hai imparato
  • Parlane – parlane – parlane! Parlarne il più possibile, sognare il tuo progetto e annota.

     

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