Del prendere fiato e tuffarsi della Non Fiction.

Innanzitutto i ringraziamenti.

Le riflessioni che mi hanno accompagnata nelle scorse settimane durante la progettazione del percorso sul testo espositivo che ho da poco intrapreso in una delle seconde non sarebbero state possibili senza la guida di Loretta De Martin ed il confronto con il suo lavoro. Molti degli spunti di cui vi racconterò nei prossimi interventi, quindi, non sono totalmente farina del mio sacco ma sono riadattamenti al mio contesto classe delle proposte che Loretta ha rivolto ai suoi alunni. Tra i maestri del WRW a cui ho attinto, invece, mi par doveroso citare (e fare un altarino a) Portalupi e Fletcher.  Il loro “Nonfiction Craft Lessons – Teaching Information Writing K-8” è davvero una miniera, così come indispensabile, per chiunque voglia avventurarsi nei risvolti pratici del Reading Workshop, è  ” The reading strategies book” di Jennifer Serravallo. 

Ed ora a noi.

Quando d’estate andavo al mare con i miei genitori, non mancavano mai i tuffi dal gommone del babbo o da una scogliera. Io mi accucciavo in un angolino e guardavo papà e i miei cugini raggiungere la rampa di lancio; li accompagnavo con un energico conto alla rovescia, prendevo fiato insieme a loro prima che spiccassero il volo ed applaudivo quando li vedevo riemergere. Tuffarmi io? Ma scherziamo? Ho provato un paio di volte ad arrampicarmi su qualche trampolino naturale ma una volta lassù il cuore iniziava a tamburellare sempre più velocemente, l’acqua del mare sotto di me sembrava colorarsi di nero e le nuvole all’orizzonte prendevano la forma di un enorme “NON LO FARE”. Per diverse estati mi sono tirata indietro. Aspettavo di essere più grande, più alta, più pronta. Ci ha pensato mio cugino Alberto a sbloccarmi. Estate 199X. Corsica. Mi ha aiutata ad arrampicarmi su uno spuntone di roccia e mi ha detto: “prendi fiato, tappati il naso, salta, chiudi gli occhi e goditi il volo”. Non ho fatto in tempo a rispondere che ho sentito le sue mani cingermi i fianchi e scaraventarmi in avanti. L’ho odiato ma non smetterò mai di ringrazialo per averlo fatto. Se non ci fosse stato lui non avrei mai trovato il coraggio di sfidarmi, di fare quel passettino più in là, di lasciarmi andare nonostante le mie paure.  Quell’estate ho imparato a tuffarmi, a non aspettare di ritenermi all’altezza, a lasciar andare le paure e a godermi il volo.

È stato rileggendo questa annotazione sul mio taccuino che ho preso la decisione definitiva di lanciarmi a lavorare a tutto tondo sul testo espositivo, di far entrare le ML anche nelle ore di storia e geografia per spingere i ragazzi ad immergersi in quella tipologia testuale e per allenarli in strategie di lettura utili alla comprensione del testo, all’approfondimento di un metodo di studio ma anche alla progettazione dei loro primi espositivi.

 

La fase di immersione in questa tipologia testuale ci ha visti quindi leggere (e goderci), analizzare, smontare e rimontare non solo albi illustrati, articoli di giornale, riviste cartacee ed online ma anche i manuali di storia e geografia in adozione.

 

Per le ML più tecniche sono proprio partita da questi ultimi, rinforzando poi le competenze nelle sessioni di lettura, utilizzando gli albi come mentor text e come materiale per il coinvolgimento attivo.

Questi sono alcuni dei teaching point proposti durante le ML di lettura.

 

Nelle prossime settimane proverò a raccontarvi passo passo  il percorso in cui ho deciso di tuffarmi e che già mi sta facendo pensare che mi stanno “odiando” ma che (forse) mi ringrazieranno per aver loro insegnato (forse) a prender fiato, tapparsi il naso, saltare, chiudi gli occhi e godersi il volo.

 

 

 

 

 

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