Tes Ti Moni – seconda tappa –

Prima dell’inizio dell’anno scolastico ho condiviso con voi un’idea di percorso studiato per accogliere la Letteratura nel Reading Workshop – o per aprire il RW alla letteratura, decidete voi. Molte delle riflessioni che mi son frullate in testa mentre lo ipotizzavo sono scaturite da conversazioni infinite sotto il sole di luglio con Sabina Minuto,  Linda Cavadini e le IWT. Molte lampadine mi si sono accese leggendo “Insegnare con la letteratura” di Simone Giusti.

Tutte le strade che ho percorso, tutti gli sguardi che ho incontrato, mi hanno portata lì: alla volontà di restituire ai ragazzi il potere di dare valore alla letteratura, la consapevolezza di potercisi rispecchiare,  la possibilità di utilizzarla come lente per osservare il mondo e insieme come bussola per orientarsi, partendo dalla convinzione che se vuoi orientarti devi sapere dove sei.

La lezione di oggi aveva proprio questi come obiettivi:

  • far capire ai miei studenti che la letteratura diventa eterna quando è eternamente attuale;
  • aiutarli a trovare il proprio riflesso nella Perfetta Letizia di Francesco d’Assisi e nelle inquietudini di Cecco Angiolieri;
  • invitarli a tracciare una possibile rotta verso l’orizzonte che li attende e che stanno iniziando a mettere a fuoco
  • abituarli a discutere trovando spunti in un testo letterario  (sto rileggendo Serafini)

Sono partita invitando i ragazzi a condividere le annotazioni individuali del giorno precededente.  Il #lampodiscrittura con cui ieri ho chiuso la lezione non era dei più semplici e ha richiesto una notte per essere metabolizzato da ragazzini 12/13 anni.

Cos’è per voi l’eternità? Cos’è eterno per voi? Cosa rende eterno un uomo? Cosa rende eterne le parole?

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#lampodiscrittura di S.

Questo avevo chiesto. E le risposte sono state sorprendenti.

Alcune più ingenue – l’eternità è l’amore vero – altre filosoficamente disincantate – l’eternità per noi che eterni non siamo non esiste – altre profondamente delicate – l’eternità è quando quello che hai passato si trasforma in malinconia che ti fa sorridere anche se non ti rende felice – altre, infine, ricche di consapevolezze  – le parole diventano eterne perchè sono tue, vivranno con te.

Terminata la condivisione ci siamo lasciati incantare da due opere diversissime tra loro, di due uomini che quando le hanno composte, più diversi di così (hanno sottolineato i ragazzi al termine della lettura) non potevano essere.

“Ma Prof! – Mi hanno chiesto al termine del commento di entrambe – Che hanno a che fare con l’eternità queste poesie?”

Ci abbiamo ragionato su, le abbiamo rilette cercando di capire la personalità dei loro autori, le abbiamo confrontate con le annotazioni biografiche riportate sui loro libri di testo e ci siamo – ci sono, loro – arrivati.

Il Cantico e S’i fosse foco sono le risposte di due uomini al pensiero dell’eternità ed alla consapevolezza di non essere eterni, sono i racconti di due modi di intendere la vita e di reagire ad essa.  Prof! Francesco d’Assisi celebra l’eternità delle piccole cose e chiama sorella la morte, perchè gli ricorda che lui non è eterno e lo spinge a dare il meglio di sè; Cecco invece sembra che vive come se fosse eterno ma non è mica così! Lui ha una gran paura della morte, è arrabbiato, inquieto e non trova pace. (Questo ha detto Mami).

Superato lo scoglio della comprensione del testo abbiamo percorso il ponte tra noi e quelle parole dall’italiano tanto strano.

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Ciascuno ha lavorato sul suo quaderno; la pagina è stata divisa in due in modo da istituire una simmetria (dissonante?) tra la lauda ed il sonetto perchè, come avevamo appena scoperto, San Francesco e Cecco Angiolieri possono essere considerati due facce della stessa medaglia.

Schermata 2017-10-24 alle 20.51.11Ho invitato i ragazzi ad annotare le loro idee partendo da questi spunti:

  • Cosa ti colpisce del testo (e del contesto in cui è stato composto)
  • Quali versi consideri i più potenti e perchè (non belli o brutti: potenti; quali sono uno schiaffo, un pugno, una carezza dolcissima…)
  • Quali versi avresti potuto scrivere tu perchè li senti vicini alla tua esperienza

Quindi ho dato il via al dibattito a coppie o in piccoli gruppi. Rendersi conto di essere in grado non solo di rispecchiarsi in testi letterari cronologicamente così distanti da loro, ma anche di poterli mettere al centro di una discussione (Io di solito con loro parlo di calcio, prof, e oggi sono riuscito a parlare di letteratura) li ha fatti poco poco sbarellare – di una felicità incredula.

Ultimo passaggio. Poi vi lascio liberi. Iniziare a tracciare una rotta avevamo detto. Lo hanno fatto, sui loro taccuini. Si sono chiesti: io, da che parte sto? Due risposte scelte a caso:

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Io sto dalla parte di Francesco d’Assisi perchè dobbiamo ringraziare il Signore per quello che ci ha dato […] Personalmente io non voglio vivere come se fossi eterna ma celebrando l’eternità nelle piccole cose.

Ora sto vivendo la mia vita come se fossi eterno, faccio tutto con calma, quando voglio e il pensiero di non essere eterno è strano, mi fa pensare che forse devo iniziare a guardare con occhi diversi e più attenti le possibilità che ho intorno a me.

Ho promesso.

Liberi tutti.

Ci leggiamo dopo la prossima tappa.

 

 

 

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