Aritonfa! Fuoco alla miccia! Prima incursione tra le simmetrie manzoniane.

Avete presente quando entrate in classe con una ML pensata, preparata nei minimi dettagli, sperimentata a casa e siete certi che nulla o nessuno potrà deviare il corso di quella lezione?

Avete presente quando proprio mentre la state proponendo ai ragazzi vi rendete conto che siete stati folgorati da un’idea geniale e, in barba a tutta la fatica ed allo struggimento neuronale in cui vi siete arrovellati nei giorni precedenti per prepararla (mentre il mucchio dei panni da stirare in salotto costringeva la commissione dei guinnes dei primati a rivedere la categoria “montagna più alta del mondo”), decidete di mandare tutto all’aria e di seguire quella scintilla?

Ecco: ieri è andata proprio così.

Sono entrata in classe pronta a ragionare insieme ai ragazzi sugli indizi che gli autori disseminano tra le righe per aiutarci a determinare l’importanza dei fatti in una narrazione e, dopo aver ripreso i contenuti della ML del giorno precedente, mi son invece ritrovata a mollo nelle simmetrie manzoniane. E so anche esattamente qual è stata la miccia che ha innescato tutto quanto. O meglio: so esattamente chi è il colpevole che le ha dato fuoco.

Il primo quarto d’ora della lezione era filato liscio liscio.

“Ragazzi, prima di leggere da scrittori il prossimo brano dei Promessi Sposi, affrontiamolo da lettori: concentriamoci sul personaggio di Renzo. Mentre io leggo ad alta voce cercate di applicare la strategia che abbiamo visto ieri quando abbiamo assistito all’incontro tra don Abbondio e i bravi. Provate a farvi un’idea di questo nuovo personaggio che entra in scena.”

Ho iniziato a leggere.

Lorenzo, o come dicevan tutti Renzo non si fece molto aspettare. […]

-Son venuto, signor curato, per sapere a che ora le comoda che ci troviamo in chiesa.

-Di che giorno volete parlare? […] Bisognerebbe trovarsi nei nostri piedi, per conoscer quanti impicci nascono in queste materie, quanti conti s’ha da rendere. Io son troppo docile di cuore, non penso che a levar di mezzo gli ostacoli, a facilitar tutto …

“ARITONFA!”

Propio così! Un “aritonfa!” nemmen troppo sussurrato è risuonato tra le prime file.

“Che volete dire?”

“Prof! Ci risiamo! Don Abbondio cerca scuse come con i bravi!”.

“Hai ragione, ma ora andiamo avanti che il lavoro da fare oggi è impegnativo”.

Il cerino era stato sfregato. Ho ripreso la lettura ma più andavo avanti più quell’aritonfa mi ronzava tra i pensieri e, visto quel che è successo da lì a poco, è evidente che la miccia non era stata innescata solo nella mia testa.

… E così dicendo [Renzo] mise, forse senza avvedersene, la mano sul manico del coltello che gli usciva dal taschino.

-Misericordia! – esclamò con voce fioca don Abbondio.

“Aritonfa!” – ha esclamato con voce sicura una miccia diversa da quella di prima.

Ho fatto finta di niente. Ho continuato a leggere ma avevo già deciso tra me e me che l’importanza dei fatti l’avremmo sviscerata in un’altra lezione.

… A quel nuovo scongiuro, don Abbondio, col volto, e con lo sguardo di chi ha in bocca le tenaglie del cavadenti, proferì: – don… […] Don Rodrigo! …

Ecco un altro aritonfa, ragazzi!  Che ne dite se ci ragioniamo su? Prima ditemi che idea vi siete fatti di Renzo, poi provate a confrontare in piccoli gruppi il comportamento tenuto da don Abbondio davanti ai bravi e davanti a lui. Una volta che avrete terminato un portavoce per gruppo condividerà il risultato delle vostre riflessioni e insieme tireremo le fila del discorso.

Schermata 2018-10-19 alle 18.08.54

Alla lavagna abbiamo riportato alcuni fotogrammi dei capitoli che stavamo confrontando, focalizzandoci nuovamente sul comportamento di Don Abbondio.

Ci siamo resi conto non solo che i suoi sono “modi di fare fotocopia” ma che in entrambi gli episodi viene pronunciato il nome di don Rodrigo e che quel nome, entrambe le volte, scatena una tensione altissima nella narrazione, nei personaggi e nel lettore. Quindi abbiamo tentato un esperimento. Quello raffigurato sulla lavagna qui sotto. Ok, non è preciso, non ha rimandi puntualissimi al testo, ma ai ragazzi è servito come conferma che “Manzoni era uno bravo e costruiva con cura le sue trame”.Schermata 2018-10-19 alle 18.19.34

 

La condivisione finale si è chiusa con una consapevolezza (il Teaching point del giorno):

Se uno un giorno esce, chiude la porta alle sua spalle e dimentica le chiavi in casa, non vuol per forza dire che di carattere è distratto e sbadato: può anche solo avere avuto fretta e quella può essere la prima volta in vita sua che è costretto a chiamare il fabbro per rientrare. Se invece ogni santo giorno si scorda qualcosa allora…

Traduzione.

Per farci un’idea su un determinato personaggio non dobbiamo basarci esclusivamente sugli indizi che un autore ci lascia nel momento in cui quel personaggio entra in scena. Dobbiamo invece far attenzione a come lui/lei tende a comportarsi, a parlare e a riflettere sulla distanza, nel corso della storia. Certo, potranno esserci dei momenti in cui i personaggi cambieranno direzione ma più un atteggiamento sarà stato fino a quel momento abituale, più l’evoluzione del personaggio sarà sigificativa.

Alla prossima!

 

 

 

 

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