Specchio, lente d’ingrandimento interna e binocolo. O come dicevan tutti… Renzo.

Vado un pochino avanti. Non vi racconto tutto quel che abbiamo combinato in questi ultimi giorni; vi basti sapere che dopo aver incontrato tre donne molto diverse tra loro – Lucia – Agnese e Gertrude – abbiamo deciso di concentrarci sul percorso di uno dei protagonisti dei Promessi Sposi: Renzo. Inizialmente lo abbiamo guardato attraverso la lente di alcune strategie già messe in campo per altri personaggi… perché un ripassino è sempre bene prevederlo. Siamo quindi arrivati a chiederci come ce lo presenta Manzoni ed abbiamo convenuto che ci dice… no, ci mostra, che è un ragazzo con la testa sulle spalle, innamorato, ingenuo ed impulsivo, che si trova a dover affrontare situazioni più grandi di lui: un tiranno ostinato e vendicativo, un allontanamento forzato da casa sua e dai suoi affetti, una rivolta popolare…

Proprio queste ultime due situazioni hanno rappresentato le prime tappe del nostro percorso.

Vediamo come abbiamo affrontato la prima.

Manzoni scrive che “camminava Renzo da Monza verso Milano, in quello stato d’animo che ognuno può immaginarsi facilmente”, e allora cosa prova Renzo? L’ho chiesto ai ragazzi prima di procedere nella lettura. Tristezza, malinconia, ira, rabbia, dolore sono state le opzioni più gettonate. Era chiaro che stavano rispondendo alla mia domanda ciascuno secondo la propria indole ed il proprio punto di vista, istituendo, consapevolmente o no, connessioni con la loro esperienza e il loro mondo.

Serviva che facessero un passo indietro. Serviva che tornassero al testo. Nel RW – e non solo – le domande chiave da porre in queste occasioni sono infatti: “come lo sai?, cosa, nel testo, ti è utile per supportare le tue affermazioni?”. 

Come continua Manzoni il suo racconto?

Abbandonar la casa, tralasciare il mestiere, e quel ch’era più di tutto, allontanarsi da Lucia, trovarsi sur una strada, senza sapere dove andrebbe a posarsi; e tutto per causa di quel birbone! Quando si tratteneva col pensiero sull’una o sull’altra di queste cose si ingolfava tutto nella rabbia, e nel desiderio di vendetta; ma gli tornava poi in mente quella preghiera che aveva recitata anche lui col suo buon frate, nella chiesa di Pescarenico; e si ravvedeva: si risvegliava ancora la stizza; ma vedendo un’immagine sul muro, si levava il cappello, e si fermava un momento a pregar di nuovo: tanto che, in quel viaggio, ebbe ammazzato in cuor suo don Rodrigo, e risuscitatolo, almeno venti volte.

Al posto suo

Tutti hanno lavorato sul proprio taccuino secondo l’organizzatore grafico rappresentato nell’immagine, concentrandosi dapprima sulle azioni di Renzo ed in seguito riformulando ipotesi sul suo stato d’animo(lato sinisto del graphic organizer) , poi sono passati alla colonna di destra. “Manzoni nel passo che abbiamo letto cita espressamente la sola rabbia ma qui è chiaro che il nostro Lorenzo è molto combattuto. Voi cosa provereste se foste nei suoi panni e, di conseguenza, come vi comportereste?”  Le risposte dei ragazzi son state le più varie ma tutti, nessuno escluso, hanno convenuto nell’impossibilità di provare un’unica emozione in un momento del genere.

Schermata 2018-12-09 alle 16.10.06 Continuando su questa scia e volendo insistere sulla genialità di Manzoni nel dar voce a persone a tutto tondo ho pensato di movimentare un po’ una strategia tipica del RW: il finger retell.

Dopo aver messo in fila i fatti accaduti a Renzo non appena arrivato a Milano, ho chiesto ai ragazzi di ipotizzare quali aspetti del carattere, emozioni, sensazioni, stati d’animo del nostro giovanotto Manzoni era riuscito di volta in volta a mettere in luce.

Ne è scaturita un’interessantissima discussione su “cosa fa muovere Renzo” e su cosa fa muovere ciascuno di noi, su quanto siamo semplicemente complicati e sulle situazioni che fanno emergere forti e chiare le nostre fragilità.

“Manzoni ci frega ogni volta. Partiamo leggendo la storia e finiamo leggendo noi stessi! Mica mi immaginavo tutte queste cose di me prima di leggere i Promessi Sposi”

Ha scritto così uno di loro sul taccuino.

Già. La grande Letteratura ha il potere di uscire dalla storia per vivere nella Storia ed essere contemporaneamente specchio, lente d’ingrandimento interna e binocolo.