Far suonare le campane. Dalla scrittura della struttura alla lettura della struttura … e ritorno.

Nell’ultimo mese i ragazzi hanno preso confidenza con il diamante della scrittura. Ciascuno di loro non solo ha iniziato a seguirne l’andamento all’interno delle proprie bozze e ad applicare le strategie suggerite per ciascuna fase; molti hanno approfondito il proprio livello di lettura spingendosi a ricercare, nei libri affrontati individualmente, incipit calamita, momenti di supense, cuori pulsanti, dettagli dipinti e non detti e così via.

Per spronarli ad una maggior consapevolezza nell’approccio al testo scritto oggi ho però deciso di complicare un po’ le cose: ho chiarito  (teaching point) che non solo ogni pezzo (libro, racconto, capitolo che sia) possiede un suo diamante, ma che uno stesso testo può essere ricondotto a svariate strutture tra loro differenti e complementari.

Schermata 2017-03-27 alle 18.20.02Per far toccare con mente ai ragazzi (modeling) le mie affermazioni ho ripreso un illustrato che avevamo già letto in classe un paio di mesi fa: “Un grande giorno di niente” di Beatrice Alemagna.  La prima volta, dopo essercelo gustato, lo avevamo guardato attraverso la lente del diamante. Oggi invece siamo partiti nella rilettura con l’intento di rintracciarvi qualche tappa del “ciclo dell’eroe”.  La discussione che ne è seguita ci ha permesso di comprendere come, in ogni testo narrativo che si rispetti, siano presenti “praticamente semprissimo prof”, “anche nel libro che sto leggendo adesso, prof”, “Ganzoo! vale anche per tanti film, prof!” queste costanti:

Schermata 2017-03-27 alle 18.32.49

. un qualcuno

. che vuole qualcosa

. ma incappa in un “ostacolo

. così deve ingegnarsi per trovare soluzioni e per metterle in atto

. in modo, alla fine,  da portare a compimento la vicenda.

L’ultima tappa della mini lesson ci ha spronati a ragionare sul ritmo del racconto:

Se gli eventi si succedessero secondo il piattume della linea del tempo che abbiamo disegnato, la storia diventerebbe, per il lettore, di una noia mortale. Gli scrittori sanno benissimo che ciò sarebbe controproducente per il loro lavoro quindi tendono a far salire i loro personaggi, e di conseguenza i loro lettori, sulle montagne russe. Con moderazione, però, per non generare panico e confusione.  Ecco così che applicano la struttura della “curva a campana”.

Schermata 2017-03-27 alle 18.47.49

Ed ecco che noi l’abbiamo ricercata (active engagement) prima all’interno di “Un grande giorno di niente”,  poi nel capitolo del GGG letto poco dopo in classe.

Qual è stata la parola fine della mini lesson? Questa:

“Prof! Ma se il diamante prima lo abbiamo imparato per usarlo nei nostri testi e poi lo abbiamo cercato e pure trovato nei nostri libri, dovremo anche suonare le campane mentre scriviamo dopo che le abbiamo trovate mentre leggiamo?”

Nient’altro da dire: più link di così!

Uh, sì! I riferimenti bibliografici più diretti, naturalmente:

Fine. (Mi pare).

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